Divisione eredità  

Lo STUDIO LEGALE RENZONI-GAGLIARDO di Roma fornisce consulenza ed assistenza in materia di divisione dell’eredità e scioglimento della comunione ereditaria, che spesso generano contenziosi tra coeredi o chiamati all’eredità.

I legali dello Studio Legale Renzoni-Gagliardo hanno maturato esperienza nella  divisione dell’eredità e scioglimento della comunione ereditaria e seguono i propri assistiti dalla fase stragiudiziale, a quella della mediazione civile, obbligatoria in materia di divisioni ereditarie, fino alla fase giudiziale, in caso di mancato accordo tra gli eredi.

Ma quali sono i presupposti e le modalità per la divisione del patrimonio ereditario fra più coeredi?

Analizziamo, anzitutto, cosa accade quando i beni cadono in comunione tra gli eredi e cosa accade prima della divisione.

I beni ereditari cadono in comunione quando vi sono più eredi del defunto, che diventano comproprietari dei beni che fanno parte dell’eredità.

Nella comunione ereditaria, se uno degli eredi intende vendere la sua quota ereditaria o parte di essa, deve prima darne notizia agli altri coeredi, i quali avranno diritto di prelazione sulla quota, ovvero avranno diritto ad essere preferiti nella vendita rispetto ad altri, a parità di condizioni.

La comunione ereditaria termina quando si verifica la divisione ereditaria. Ai sensi dell’art.713 c.c., i coeredi possono sempre domandare la divisione, per ottenere la proprietà esclusiva su parte dei beni che erano in comunione ereditaria, per un valore corrispondente alla propria quota.

La divisione ereditaria deve avere ad oggetto tutte le situazioni giuridiche che compongono la comunione ereditaria, nel senso che con la divisione si scioglie la comunione relativamente a tutti i beni ereditari e nei confronti di tutti i coeredi.

Tuttavia, con il consenso di tutti i coeredi, si può procedere ad una divisione parziale, con la conseguenza che una parte dei beni ereditari vengono divisi tra gli eredi, mentre un’altra parte resta in regime di comunione ereditaria.

Quando è difficile effettuare la divisione ereditaria se non attraverso l’assegnazione in natura, in quanto il valore dei beni da dividere non è corrispondente alle quote dei vari coeredi, la differenza di valore deve essere compensata con conguagli in denaro.

Prima di procedere alla divisione ereditaria, occorre, tuttavia, ricostruire l’intero patrimonio ereditario del defunto tramite la collazione, ovvero il conferimento nel patrimonio da dividere di tutto ciò che è stato donato ai coeredi.

L’art.737 c.c. prevede che i figli, i loro discendenti ed il coniuge, i quali concorrono alla successione, devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati, nonché che la dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile.

Oggetto della collazione sono le donazioni, sia dirette che indirette, ricevute dal defunto (ad es. la donazione di un immobile, il pagamento da parte del defunto di un debito del coerede).

La collazione può avvenire in due modi: in natura, conferendo materialmente al patrimonio ereditario quanto ricevuto in donazione, ovvero per imputazione, cioè imputando alla propria quota il valore del bene ricevuto in donazione.

Per espressa previsione di legge, poi, non sono soggette a collazione le spese di mantenimento e di educazione, le spese sostenute per malattia e le spese ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze.

Vediamo ora più nel dettaglio quali sono le caratteristiche della divisione ereditaria.

Sono previsti tre tipi di divisione ereditaria: la divisione testamentaria, la divisione convenzionale e la divisione giudiziale.

La divisione testamentaria è la divisione compiuta dal testatore stesso, che dispone quando è ancora in vita del suo patrimonio tra gli eredi o per dare disposizioni in merito.

Per la divisione fatta dal testatore, l’art.734 c.c. prevede che lo stesso possa dividere i suoi beni tra gli eredi, comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile.

Si parla, in tal caso di assegno divisionale qualificato, il quale impedisce il formarsi della comunione ereditaria; tramite esso, infatti, il de cuius individua, sin dal momento dell’apertura della successione, quali siano i beni costituenti la quota di ciascun coerede e, se l’erede accetta l’eredità, lo stesso acquista direttamente i beni che gli sono stati assegnati dal testatore.

Dall’assegno divisionale qualificato, si distingue il c.d.assegno divisionale semplice, in cui il testatore stabilisce le regole che gli eredi devono seguire per formare le porzioni.

Sempre l’art.734 c.c., al comma 2, stabilisce che, se nella divisione fatta dal testatore non sono compresi tutti i beni lasciati al tempo della morte, i beni in essa non compresi sono attribuiti conformemente alla legge, se non risulta una diversa volontà del testatore; pertanto, i beni non ricompresi dal testatore nella formazione delle quote, si devolvono in base alle norme sulla successione legittima.

In alternativa, il testatore può designare un terzo a compiere una stima dei beni e sulla base di essa si effettuerà la divisione, c.d. esecutore testamentario.

La divisione testamentaria, tuttavia, è nulla se il testatore non ha ricompreso nella divisione qualcuno degli eredi o dei legittimari.

In tal caso, si verifica la c.d. preterizione, prevista dall’art.735 c.c., in base al quale, la divisione nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari o degli eredi istituiti è nulla ed il coerede, leso nella quota di riserva, può esercitare l’azione di riduzione contro gli altri coeredi, non anche chiedere che la divisione venga dichiarata nulla.

Quando, però, i beni rimasti estranei alla divisione siano sufficienti per formare la porzione dei legittimari pretermessi, la divisione non è invalida. Si parla, in tal caso, di divisione soggettivamente parziale.  

La divisione convenzionale si ha, invece, quando i coeredi pongono in essere un contratto di divisione con il quale sciolgono la comunione sui beni dell’eredità, assegnando a ciascun coerede beni per un valore corrispondente a ciascuna quota ereditaria.

Con il contratto di divisone, i coeredi devono aver raggiunto un accordo sulle modalità della divisione e l’accordo deve essere raggiunto da tutti i coeredi, altrimenti il contratto è nullo.

Quando nel patrimonio ereditario da dividere vi sono beni immobili o diritti reali immobiliari, il contratto di divisione deve essere redatto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata; negli altri casi il contratto può essere redatto nella forma di semplice scrittura privata.

La divisione giudiziale, infine, determina lo scioglimento della comunione ereditaria a seguito di un procedimento civile che può essere intrapreso da uno o più coeredi, una volta accertata l’impossibilità di raggiungere un accordo sulla divisione.

La domanda giudiziale di divisione deve essere preceduta da un tentativo di mediazione civile obbligatoria; se tale tentativo non va a buon fine il procedimento continua davanti al tribunale del luogo dove si è aperta la successione, cioè quello del luogo dell’ultimo domicilio del defunto.

Alla divisione giudiziale devono prendere parte tutti i coeredi.

Si procederà, in tal caso, dapprima con la verifica della qualità di coerede di tutti i partecipanti al procedimento, poi con la formazione della massa ereditaria ovvero dei beni che andranno divisi, previa collazione qualora ne ricorrano i presupposti e con la stima del valore dei beni da dividere.

Si predisporrà un progetto di divisione, formando tante porzioni quanti sono gli eredi in proporzione delle loro quote e prevedendo, se necessario, anche dei conguagli in denaro.

Le porzioni devono essere composte in modo quanto più omogeneo, in particolare devono essere formate comprendendo una quantità di beni mobili, di beni immobili, di crediti, di uguale natura e qualità, in proporzione alla quota di ciascun coerede.

Infine, il giudice attribuisce a ciascun erede una delle porzioni formate.

 

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Lo Studio Legale Renzoni-Gagliardo, quale studio legale interdisciplinare, mette a disposizione dei propri clienti la propria esperienza anche in materia di:

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